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Biogas - Impianto: Reattore

DIGESTORI
Il digestore, o reattore, è il contenitore nel quale avvengono le reazioni che portano alla trasformazione della sostanza volatile del biogas.
In generale il digestore è caratterizzato da un volume in grado di assicurare il tempo di residenza ed il carico organico desiderato, da un sistema di riscaldamento per avere la temperatura ottimale, da un meccanismo di carico e scarico, da alcuni sensori elementari per la misura della temperatura e del pH, e dal sistema di movimentazione del liquame dove si possono inserire alcuni punti di campionamento/condizionamento del liquame.

Una prima, fondamentale, suddivisione tiene conto dei diagrammi di carico e scarico rispetto al tempo di residenza avendosi:
a) DIGESTORI CONTINUI quando la frequenza del carico/scarico è elevata (a regime)
b) DIGESTORI DISCONTINUI quando la frequenza coincide con il tempo di residenza (ciclico)

Il processo di digestione si può suddividere in due fasi principali: alla idrolisi ed acidogenesi segue l’acetogenesi e la metanazione. I digestori possono avere queste due fasi separata da un setto od essere costituiti da due reattori separati.

Nei digestori continui il flusso di materia verso l’uscita è continuo o pulsante in funzione della frequenza di carico. La movimentazione del flusso differenzia i digestori anche in:
a) DIGESTORI CON FLUSSO A PISTONE dove si ha movimento solo verso l’uscita, con eventuali miscelamenti in direzione normale a quella del flusso ma sulla stessa sezione di avanzamento
b) DIGESTORI COMPLETAMENTE MISCELATI dove si ha movimento anche in senso normale al flusso verso l’uscita che produce un continuo mescolamento indipendente dal processo di metanizzazione

Il contenuto dei solidi totali permette una suddivisione in
Umido (Wet) con ST <10%
a) Semisecco (Semidry) con ST 10 -20%
b) Secco (Dry) con ST >20%

La temperatura di lavoro dei batteri permette di distinguere in processi in
a) Psicrofilo. Usato soltanto in lagunaggi coperti dove lavorano batteri efficienti sotto ai 20 °C. Il rendimento è modesto.
b) Mesofilo. E’ il processo più diffuso e sfrutta i batteri più diffusi che lavorano tra 30 e 40°C con un optimum a 38°. Garantisce un processo continuo e flessibile in grado di gestire variazioni del mix in alimentazione anche se non completamente performante
c) Termofilo. E’ il processo più rapido e con la più elevata conversione in metano con batteri che lavorano tra 45° e 60°C. Viene garantita l’eliminazione di germi patogeni, ma in termini energetici è il processo più dispendioso ed è anche relativamente instabile.


DIGESTORI CONTINUI

DIGESTORI CONTINUI MONOFASE

a) PROCESSO UMIDO

Nei processi ad umido la matrice ha un tenore in solidi totali inferiore al 10% così da poter utilizzare un classico reattore completamente miscelato.
A causa delle caratteristiche fisiche si hanno all’interno del reattore tre fasi separate, caratterizzate da distinte densità. La frazione più pesante tenderà ad accumularsi sul fondo del reattore e può determinare danni nel sistema di miscelazione mentre materiali leggeri e schiume si accumulano nella parte superiore del reattore. La fase a densità intermedia è quella in cui avvengono per lo più le effettive reazioni di degradazione e produzione del biogas. Nella gestione dell’impianto sono generalmente previste saltuarie rimozioni sia dello strato più pesante, presente sul fondo del reattore, che di quello leggero. Uno dei problemi che può essere connesso con la digestione anaerobica ad umido consiste nella corto-circuitazione idraulica del reattore: cioè, il flusso di materiale entrante, non perfettamente miscelato con il materiale già presente nel reattore, fuoriesce con tempi di ritenzione ridotti rispetto a quelli previsti da progetto. Ciò, oltre a determinare una minore degradazione del substrato trattato, e quindi una minor produzione di biogas, può determinare problemi di igienizzazione dei fanghi effluenti. Per questo motivo alcuni brevetti prevedono uno step di pastorizzazione dell’effluente dal reattore di digestione.
I processi ad umido operano generalmente con carichi organici piuttosto bassi, inferiori a 6 kgSV/m3giorno, nell’intervallo 2-4 kgVS/m3giorno. Non è chiaro quale sia il fenomeno che limita la possibilità di applicare carichi organici maggiori nei processi ad umido: una possibile spiegazione potrebbe essere che la concentrazione della biomassa attiva nel reattore è per operare al meglio (???). Qualora il digestore venga alimentato con carichi organici superiori si osserva subito una diminuzione nella produzione del biogas. E’ chiaro che reattori in cui la biomassa è totalmente dispersa in un mezzo liquido (reattori completamente miscelati) sono particolarmente soggetti a problemi di inibizione, dal momento che biomassa e sostanze inibenti sono in intimo contatto e che masse maggiormente digerite entrano in contatto con masse ancora non in fase di metanizzazione.

Vantaggi
Applicabilità in co-digestione con rifiuti liquidi ad alto contenuto in sostanza organica; Spese ridotte per i sistemi di pompaggio e miscelazione, ampiamente diffusi sul mercato.

Svantaggi
Corto-circuitazione idraulica; Fasi separate di materiale galleggiante e pesante; Abrasione delle parti meccaniche dovuta alla presenza di sabbie ed inerti;Forte sensibilità ad eventuali shock per la presenza di sostanze inibitorie e carichi organici variabili che entrano in contatto intimo con la biomassa; Perdita di sostanza volatile; Produzione di elevate quantità di acque di processo.

b) PROCESSO SEMISECCO

Reattore miscelato sia mesofilo che termofilo con un contenuto in solidi del 15-20%. Il sistema di miscelazione è generalmente garantito da miscelatori meccanici che possono essere coadiuvati da lance a gas che provvedono a ricircolare il biogas prodotto per incrementare l’efficienza di miscelazione, può essere inoltre previsto il ricircolo del materiale.
Il principale vantaggio economico di questo tipo di processo consiste nella possibilità di ricorrere a mezzi di pompaggio e miscelazione commerciali e quindi disponibili a basso costo.
Le volumetrie del reattore sono minori rispetto ai sistemi umidi ma comunque superiori a quelle dei sistemi a secco. Complessivamente, quindi, i costi di investimento per i sistemi semiseccco e secco sono confrontabili.

Sperimentazioni in scala pilota hanno dimostrato la possibilità di operare con carichi organici fino a 18 kgSV/m3d in regime termofilo (55°C) con tempi di ritenzione idraulica di soli 6 giorni.

c) PROCESSO SECCO

Oltre ai processi ed alle tecnologie ad umido e semicecco si si può ricorrere a processi in cui la matrice abbia un tenore di solidi tra il 25 ed il 40%. Ciò non comporta significative variazioni dal punto di vista biochimico e microbiologico nel processo anaerobico ma determina la necessità di particolari metodi di pompaggio e miscelazione. Infatti, a causa delle proprietà reologiche dei flussi trattati, il materiale organico viene trasportato con nastri e pompato attraverso il ricorso a speciali pompe appositamente progettate per operare con flussi molto viscosi. Ciò incide sui costi di realizzazione di questo tipo di impianti.
A causa della elevata densità e viscosità dei flussi trattati i reattori per il trattamento dry non sono del tipo completamente miscelato (CSTR) ma con flusso a pistone (plug-flow): ciò rende i reattori più semplici dal punto di vista meccanico ma comporta problemi di miscelazione tra l’influente fresco e la biomassa fermentante. La risoluzione di questo problema è fondamentale per evitare fenomeni localizzati di sovraccarico organico ed eventuale acidificazione che porterebbe ad inibizione del processo metanigeno.
Il fatto di operare con flussi molto densi porta inoltre al superamento del problema della suddivisione di tre fasi distinte all’interno del reattore, come poteva invece avvenire nei processi ad umido e semisecco.

Uno dei maggiori problemi connessi ai processi di tipo a secco è il rischio di squilibrare il processo verso la fase acidogenica, a causa degli elevati carichi organici applicati ai reattori, quando la frazione organica è caratterizzata da un elevato grado di biodegradabilità.

Vantaggi
Nessun bisogno di miscelatori interni al reattore; Nessuna corto circuitazione idraulica; Elevati carichi organici applicabili; Pre-trattamenti minimi e più Ridotti volumi dei reattori; Ridotto utilizzo di acqua fresca; Minime richieste di riscaldamento del reattore.

Svantaggi
Elevati costi di investimento a causa egli equipaggiamenti utilizzati per il trattamento.


DIGESTORI CONTINUI A DUE FASI

Questo tipo di approccio prevede la separazione fisica, attraverso due reattori, della fase idrolitica ed acidogenica dalla vera e propria fase metanigena ma ha oggi solo poche applicazioni su scala commerciale.
Dal momento che i processi vengono separati ed avvengono in condizioni ottimali le rese in termini di degradazione della sostanza biodegradabile e di produzione di biogas sono ottimizzate. Nella prima fase si osserverà quindi l’idrolisi e l’acidogenesi secondo una cinetica di primo ordine limitata dalla presenza di cellulosa, mentre la seconda fase è deputata alla acetogenesi e metanogenesi.
Si è comunque osservato che, nonostante i maggiori sforzi in termini tecnologici e di investimenti, molto spesso i sistemi a due fasi non consentono incrementi delle rese in termini di produzione di biogas tali da giustificare i maggiori costi di investimento e di gestione.
Il maggior vantaggio consiste, piuttosto, nella capacità di trattare alcuni tipi particolari di rifiuto organico che vengono in genere evitati nei sistemi a fase unica, quali ad esempio particolari residui agro-industriali o zootecnici che presentano rapporti C/N < 20. Nei processi a due stadi si può operarei con o senza ritenzione della biomassa nel secondo stadio.

Vantaggi
Elasticità del processo; Processo più affidabile anche con basso contenuto in cellulosa; Minor quantità di sostanze tossiche (metalli pesanti) nell’effluente del digestore.

Svantaggi
Complessità impiantistica; Minori rese in termini di produzione di biogas quando i solidi non vengono metanizzati; Elevati costi di investimento a causa della complessità impiantistica.

PROCESSI SENZA RICIRCOLO
Si possono avere svariate configurazioni: ad esempio reattori miscelati in serie oppure reattori con flusso a pistone in serie. In questo secondo caso si possono avere configurazioni con due reattori operanti con processi ad umido o a secco.

Nel caso di reattori miscelati il tenore i solidi è di circa il 10% altrimenti maggiore.
Il sistema a fasi separate ha dimostrato di essere particolarmente affidabile e stabile anche matrici ad elevata biodegradabilità come frutta e verdura, dove la rapida idrolizzazione ed acidificazione causa un abbassamento del pH, con accumulo di acidi grassi volatili inibenti per la biomassa metanigena. Nel secondo reattore si mantengono così le condizioni ideali.Questo tipo di configurazione permette di operare con carichi organici pari a 7 kgSV/m3d, mentre reattori a singola fase con lo stesso tipo di substrato incontravano problemi quando il carico organico era superiore a 3.3 kgSV/m3d

PROCESSI CON RICIRCOLO
Per aumentare la resa di processo e la resistenza a shock di carichi organici e di sostanze inibenti sono stati sviluppati sistemi in cui i reattori operano con ricircolo di biomassa disaccoppiando il tempo di ritenzione idraulica (HRT) dal tempo di ritenzione dei solidi (SRT) incrementando la biomassa nel reattore metanogenico. Si ricircola parte dell’effluente mescolandolo con la matrice fresca. Questo tipo di soluzione è particolarmente efficace nel caso matrici molto biodegradabili in quanto smussa la fase acidogena. La separazione dell’HRT dall’SRT può essere ottenuta mediante un decantatore interno al secondo reattore o per mezzo di una membrana per la separazione dell’effluente liquido dalla biomassa che viene ricircolata nel reattore.

DIGESTORI DISCONTINUI
Nei processi discontinui, il reattore di digestione viene riempito con materiale organico ad elevato tenore di sostanza solida (30-40% ST), in presenza o meno di inoculo, e viene quindi lasciato fermentare: il percolato che si produce viene continuamente ricircolato. Il processo opera per fasi successive:
a) fase idrolitica ed acidogenica,
b) fase in cui gli acidi grassi volatili vengono trasformati in metano.
c) Le soluzioni impiantistiche possono essere due:
1 Reattore monostadio con ricircolo del percolato in testa al reattore.
2 Tre reattori monostadio in serie con ricircolo del percolato prodotto nel reattore che tratta influente fresco nel terzo reattore, che tratta influente maturo, mentre il percolato qui raccolto viene rinviato al primo reattore.

Vantaggi
Semplice - Robusto;Affidabilità di processo;Ridotto utilizzo di acqua; possibilità di utilizzo modulare; rendimento maggiore

Svantaggi
Può subire intasamenti - Rischi di esplosività durante la fase di caricamento del reattore; Rese di biogas ridotte a causa dell’incanalamento nel corpo del reattore - minimi carichi organici applicabili; Problemi di innesco del processo dovuti al riempimento/svuotamento del digestore

I processi batch hanno dimostrato di poter operare stabilmente con carichi organici nell’intervallo 3-5 kgSV/m3d tanto in regime mesofilo che termofilo.

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