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Biogas - Sicurezza e Ambiente

Emissioni
Per quanto riguarda le emissioni, bisogna innanzitutto distinguere se il substrato è un combustibile ammesso oppure un rifiuto.
Nel caso di rifiuto le emissioni sono normate da un apposito apparato legislativo, mentre nel caso di combustibili ammessi i valori limite sono diversi in funzione dell’utilizzazione.

Nel caso di sfruttamento termico in caldaia o in una macchina ad assorbimento i limiti sono i seguenti (Dlgs 152/2006):

  Potenza nominale in MW

(Limiti riferiti ad 1 ora, O2 nel fumo 11%, UM = mg/m3)
0,035-0,15 0,15-3 3-6 6-20 >20
Polveri 200 100 30 30 30 (10 in24h)
Carbonio Organico - - - 30 20 (10 in 24 h)
Ossidi di Azoto 500 500 500 400

(300 in 24 h)

400

(200 in 24 h)

Ossidi di zolfo 200 200 200 200 200
Monossido di carbonio 350 350 300 250

(150 in 24 h)
200

(100 in 24 h)



Per i motori a combustione interna i hanno seguenti valori orari, con ossigeno nel fumo al 5% misurati in mg/m3

Inferiore a 3 Potenza termica complessiva in MW Maggiore di 3
150 Carbonio organico totale 100
800 Monossido di carbonio 650
500 Ossidi di Azoto 450
10 Composti inorganici del Cloro espressi come HCl 10



Nel caso di turbine a gas i limiti sono i seguenti (Dlgs 152/2006):

  Potenza nominale in MW

(Limiti riferiti ad 1 ora, Ossigeno nel fumo 15%, UM = mg/m3)

<8 8-15 15-50 >50
Carbonio Organico - - 50 50
Monossido di carbonio 100 80 60 50
Ossidi di Azoto 150 80 80 60
Composti inorganici del Cloro espressi come HCl 5 5 5 5



Torcia

In tutti gli impianti con produzione di biogas è necessaria una torcia di emergenza che garantisca l’evacuazione del biogas nel caso di un aumento pericoloso della pressione. La torcia deve permettere anche la combustione del gas prodotto ed essere dimensionata in modo in modo tale da consentire la combustione del biogas in condizioni di emergenza assicurando:
- elevata temperatura
- un corretto tempo di residenza del biogas all’interno della camera di combustione;
- una buona miscelazione tra comburente e combustibile
- la giusta concentrazione di ossigeno libero nei fumi
- l’assenza di ritorni di fiamma.

L’accensione può essere automatica ed alla base della torcia c’è sempre una guardia idraulica che evita i ritorni di fiamma.


Odori

L’impianto a biogas è praticamente una trappola per le emissioni gassose di processi putrefativi e di conseguenza è uno strumento di controllo degli odori. Infatti il digestato, povero in sostanza organica perde gran parte di il cattivo odore. Ciononostante la gestione di un impianto a biogas deve prevedere il controllo degli odori si possono sviluppare da diversi composti tra cui molecole inorganiche come l’ammoniaca e l’acido solfidrico, od organiche come gli acidi organici volatili, i composti aromatici e i mercaptani . Le emissioni odorose vengono prodotte praticamente in tutte le sezioni della filiera. In particolare le principali fonti di odori sono:

- sostanze volatili prodotte durante la fase aerobica che precede il caricamento

- sostanze volatili originate dalla sezione anaerobica e rilasciate in atmosfera;

- sostanze volatili originate dal processo di post-stabilizzazione aerobica e maturazione del digestato .

Il loro controllo ed abbattimento può essere effettuato attraverso gestione oculata che prevede di :

- evitare stoccaggi prolungati per minimizzare prevenire fenomeni aerobici

- di coprire lo stoccaggio in entrata ed in uscita per evitare fenomeni aerobici

- di operare in edifici chiusi con aria aspirata specialmente nel casi di trattamento rifiuti.

Il trattamento dell’aria esausta, quando è presente, viene fatto praticamente solo con metodi biologici (biolavaggio e biofiltrazione).
I biofiltri sono costituiti da un letto di materiale filtrante, torba, cippato di legno, compost vegetale, adagiato su una griglia sotto la quale viene insufflata l’aria. Il filtro deve avere uno spessore di circa un metro e buone proprietà fisico-meccaniche ed una bassa degradabilità biologica, e costituisce il supporto sul quale si genera la flora batterica attiva in grado di metabolizzare la maggior parte dei composti naturali, organici e inorganici. I microrganismi impiegati sono svariati (batteri, funghi, lieviti) e solitamente sono composti da ceppi microbici già naturalmente presenti nel materiale. Il biofiltro è in grado di eliminare:

- ammoniaca ed idrogeno solforato;
- composti solfurici (mercaptani), composti amminici,aldeidi, chetoni ed acidi grassi a catena corta - idrocarburi

L’efficienza di abbattimento di questi inquinanti varia a seconda delle condizioni chimico- fisiche a cui i microrganismi sono sottoposti, ed il tempo di contatto.


Se al biofiltro si associa una torre di lavaggio si abbatte il 505 degli odori e si satura la’ria di umidità ono primo stadio di lavaggio (ScrubberIn questo caso, infatti, il primo stadio di scrubbing abbatte il 50% degli odori e satura l’aria di umidità contrastando la tendenza alla disidratazione del biofiltro sottoposto a continua insufflazione.


Protezione della falda freatica

Un impianto a biogas è potenzialmente una sorgente di inquinamento veicolato dalle acque di ruscellamento che possono filtrare fino alla falda freatica. Nella progettazione di un impianto sono previste le opere per controllare questo impatto ambientale.

Si possono distinguere:

a)Acque meteoriche di prima e seconda pioggia provenienti dai tetti e di seconda pioggia provenienti dalle superfici pavimentate che possono essere immesse nella rete fognaria o recapitate in un corpo idrico superficiale od anche disperse anche nel terreno.

b) Acque meteoriche di prima pioggia dei piazzali pavimentati e di prima e seconda pioggia dei piazzali non pavimentati e le acque di lavaggio delle superfici coperte sono potenzialmente inquinanti e quindi vengono raccolte in una rete apposita e convogliate in vasche di raccolta in grado il contenere i volumi previsti.I volumi vengono stimati assumendo per prima pioggia un massimo di 5 mm, per la seconda pioggia si assume una durata critica dalle analisi pluviometriche per le acque di lavaggio la superficie e la frequenza. Queste acque vengono utilizzate per eventuali diluizioni, stoccate nel lagunaggio, oppure avviate alla depurazione.

b) Le acque di processo costituite essenzialmente da:
- percolati prodotti nelle aree adibite allo stoccaggio
- soluzioni acquose provenienti dal trattamento ad umido delle emissioni gassose;
- acque provenienti dalla disidratazione del fango digerito;
- condense ottenute dal trattamento del biogas;

Queste acque sono raccolte in separate vasche di raccolta poiché, prima di essere ricircolati nell’impianto, possono richiedere un condizionamento od un trattamento particolare.


rumori

Negli impianti di digestione anaerobica si assume di avere un rumore continuo, in
quanto persiste senza interruzione apprezzabile per tutte le 24 ore. Le fonti di rumore in tali impianti sono legate prevalentemente alle apparecchiature utilizzate ed in particolare

a) vagli, trituratori e pompe,
b) compressori, soffianti, ventilatori, motori endotermici, macchine per movimentazione


Per l’attenuazione dei livelli sonori nelle zone di lavoro e, conseguentemente, nell’area esterna all’impianto vengono adottati una serie di accorgimenti:

- applicazione di rivestimenti fono assorbenti;
- uso di supporti antivibranti;
- grili fonoassorbenti per le prese dei motori;
- allocazione del macchinario in ambienti chiusi

Cuffie di protezione individuale(Cuffie) sono disponibili per lavori sala cogenerazione. L’obbligo di utilizzare il dispositivo è chiaramente segnalato in tutte le aree.
Per gli impianti che vengono alimentati con matrici di provenienza extraaziendale una fonte di rumore è il traffico veicolare che assicura i flussi in entrata ed in uscita.

BIOGAS


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