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Fotovoltaico - Tipologia Moduli

Un modulo fotovoltaico è un dispositivo in grado di convertire l'energia solare direttamente in energia elettrica mediante effetto fotovoltaico ed è usato per generare elettricità a partire dalla luce del sole. Pur essendo esternamente simile al pannello solare termico, ha scopo e funzionamento profondamente differenti.

I moduli cristallini

I moduli in silicio mono o policristallino coprono la maggior parte del mercato fotovoltaico. Entrambe queste tecnologie sono costruttivamente simili, e prevedono che ogni cella fotovoltaica sia cablata in superficie con una griglia di materiale conduttore che ne canalizzi gli elettroni. Ogni singola cella viene connessa alle altre mediante ribbon metallici, in modo da formare opportune serie e paralleli elettrici.

I moduli sono costituiti da diversi strati sovrapposti:

a) Lastra di vetro temperato: serve a proteggere la parte attiva pur consentendo il passaggio della luce.
Ha uno spessore di circa 4 mm, ma può eventualmente avere spessori maggiori in caso di necessità, ad esempio per consentire la pedonabilità per le opere di manutenzione. Quindi nonostante la presenza del vetro il modulo non diventa un oggetto fragile. La lastra deve avere una resistenza alle intemperie piuttosto elevata, in particolare alla grandine anche di grosse dimensioni. È richiesto un livello di trasmittanza, ossia una capacità di essere attraversata dalla luce solare maggiore del 90%, per non compromettere il rendimento complessivo del modulo. Tali valori di trasmittanza, superiori a quelli dei vetri comuni, si possono ottenere utilizzando particolari composizioni con basso contenuto di ferro.

b) Foglio sigillante in EVA (acetato viniletilenico) anteriore: assicura una grande resistenza agli agenti atmosferici e un buon isolamento dielettrico. Il foglio di EVA è trasparente, per consentire il passaggio della luce e per evitarne l’ingiallimento causato dalla lunga esposizione ai raggi ultravioletti, si aggiungono degli additivi che ritardano tale effetto. L’EVA svolge tre funzioni importanti.
La prima è quella di sigillare completamente la cella evitando il contatto con il vetro, poi quella di riempire completamente gli interstizi che si formerebbero a causa della rugosità della cella, ed infine isolare elettricamente la parte attiva del resto del modulo.

c) Cella fotovoltaica, realizzata a partire da un wafer la cui struttura cristallina è opportunamente drogata in modo da realizzare una giunzione p-n e che può essere:
- Monocristallina quando e composta da un singolo cristallo: grazie all'orientamento esattamente eguale della struttura cristallina lungo una direzione, è possibile ottenere un elevato grado di efficienza. Ha di solito colore nero.
- Policristallina quando il wafer non è strutturalmente omogeneo ma organizzato in grani localmente ordinati. E’ di colore bluastro.

d) Foglio sigillante in EVA posteriore;

e) Sostegno posteriore: è costituito o da una lastra di vetro, per aiutare lo scambio termico, o in polivinilfloruro, Tedlar, ampiamente utilizzato per le sue caratteristiche antiumidità. Le sue caratteristiche di impermeabilità all’ossigeno e all’acqua possono eventualmente essere potenziate mediante fogli metallici e polimerici.
Nei moduli a doppio vetro si utilizza uno strato di vetro anche per il lato posteriore, ma con caratteristiche più scadenti di trasmissione della luce di quelle del vetro anteriore. Questa soluzione se da un lato consente maggiore protezione e trasparenza, spesso necessari nelle applicazioni architettoniche, dall’altro lato però comporta un aumento sia di peso che di prezzo.

Le terminazioni elettriche dei ribbon vengono chiuse in una morsettiera stagna generalmente fissata alla superficie di sostegno posteriore, e il "sandwich" ottenuto viene fissato ad una cornice in alluminio, che sarà utile al fissaggio del pannello alle strutture di sostegno atte a sostenerlo e orientarlo opportunamente verso il sole.


Moduli a film sottile


I moduli a film sottile sono ottenuti depositando pochi micron di materiale semiconduttore su dei substrati di basso costo (vetro, metallo o plastica). Moduli a film sottile sono realizzati utilizzando il Silicio amorfo e microcristallino (a-Si e μ-Si, con 6-9% di efficienza commerciale), il Diseleniuro di Rame e Indio (CIS, CIGS nel caso di aggiunta di Gallio, 10-12%), o il Tellururo di Cadmio (CdTe, 9%). I film di materiale semiconduttore possono essere depositati direttamente su larga area (fino a superfici maggiori di 5m2). E’ possibile anche realizzare giunzioni multiple sovrapponendo in serie più strati di materiali semiconduttori, con risposta ottimale per intervalli diversi di lunghezze d’onda dello spettro della luce solare, allo scopo di sfruttarlo al meglio. I moduli a film sottili dimostrano anche una migliore resa energetica rispetto ai moduli in silicio cristallino di pari potenza nominale: essi presentano, infatti, una minore dipendenza dell’efficienza dalla temperatura di funzionamento, che nei mesi estivi può raggiungere anche i 70°C, e una buona risposta anche quando la componente di luce diffusa è più marcata e quando sono bassi i livelli di irradianza (rispetto al riferimento standard di 1000 W/m2) ), ossia nelle giornate nuvolose. Agli indubbi vantaggi della tecnologia a film sottile non è corrisposto fino a oggi l’aspettato successo industriale per il persistere di alcuni fattori negativi: il confronto tra moduli a film sottili e al silicio cristallino sfavorevole per i primi perchè di solito non basato sulle rese energetiche ma sulle efficienze standard; difficoltà nel passaggio dalle linee pilota a quelle industriali per l’alto costo dell’investimento richiesto (è necessario approntare la linea di fabbricazione completa, mentre nel caso del silicio cristallino si possono acquistare i wafer da aziende specializzate). Nell’ultimo periodo, però, è stata riscontrata una netta inversione di tendenza con l’entrata in funzione di nuovi impianti e l’annuncio di nuovi investimenti, sia in Europa che nel resto del mondo, per realizzare stabilimenti di produzione di moduli a film sottili con tutte le diverse tecnologie disponibili (silicio, CIGS e CdTe), ma con una forte prevalenza di quella, più consolidata, del silicio. (Fonte Enea)


Le tegole fotovoltaiche


Le tegole solari sono moduli fotovoltaici che si integrano nella normale copertura del tetto. Le singole “tegole” sono elettricamente collegate formando così unità più grandi. Le tegole fotovoltaiche sono state sviluppate e prodotte, già a partire dagli inizi degli anni Novanta, da diverse aziende che volevano offrire impianti fotovoltaici integrabili anche dal punto di vista estetico nelle tradizionali coperture dei tetti.

In senso letterale, la tegola solare è una tegola tradizionale di cotto sulla quale sono state alloggiate celle o modulino fotovoltaici. In senso lato oggi si parla di tegole solari anche nel caso di componenti non argillosi, ottenuti da altri materiali quali ardesia, plastica o metallo.

Tetti canadesi od in ardesia
Nel Nord Europa e nel Nord America dove le copertura sono costituite da lastre rettangolari embricate la tegola fotovoltaica non è altro che un modulo avente le stesse dimensione di uno o più elementi di copertura che viene anch’esso embricato assicurando così l’integrazione architettonica e l’impermeabilità.

Tetti di edifici storici vincolati
La realtà immobiliare italiana con la diffusione di coperture a coppo e tegole e la diffusione dei centri storici vincolati rende molto più complesso il problema della tegola fotovoltaica. La tegola deve infatti assomigliare ad una tegola altrimenti si realizza una integrazione strutturale ma non estetica. Anche se questa tecnologia è solo agli albori si intravedono due strade:

a) la costruzione di tegole in materiale plastico che simulano la tegola vera ma hanno la parte convessa trasparente e vi alloggiano una cella. L’accoppiamento di due tegole comporta, simultaneamente, l’unione meccanica e quella elettrica. In caso di ombreggiamento o malfunzionamento di un elemento, il sistema di diagnostica e controllo lo esclude, non pregiudicando il funzionamento delle tegole vicine. Le tegole Tech-tile, questo il nome del marchio, saranno distribuite nel 2008.

b) Tegole in cotto di grandi dimensioni, a basso impatto visivo del pannello fotovoltaico in essa contenuto Questo tipo di tegola si monta come una tegola normale, e si ottiene un tipo di tetto molto stabile e anche in un secondo tempo, si può inserire il pannello fotovoltaico, fino a raggiungere la massima estensione del tetto . Con questa tegola si possono facilmente fare operazioni di manutenzione, sostituzione di pannelli danneggiati, oppure sostituzione di pannelli da un tipo ad un altro. In definitiva si tratta di un tipo di tetto che permette una buona modularità, un basso impatto visivo, Certo è indispensabile una buona progettazione, con uno studio accurato delle ombre, prevedendo prima della posa, anche i cavi di collegamento . I modelli di tegola al momento sono due, un terzo, in fase di test è un modello di tegola ad incastro sulla mezzeria. Il marchio è della Fornace Fonti.

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