Gassificazione - Trattamento
Composizione del syngas
La composizione tipica del syngas dipende
dal tipo di biomassa in entrata e dal processo attivato come si vede dal
seguente diagramma a triangolo

Comunque si può dire che un range entro cui cade la composizione delle biomasse più comuni è il seguente
| COMPONENTE | % v/v |
| CO | 20-18 |
| H2 | 20-22 |
| CxHy | 2-4 |
| CO2 | 12-14 |
| N2 | 45-50 |
Da un punto di vista molare risulta evidente che le biomasse (legno e fango) sono simili ma risultano diverse dal carbone.

Una particolare attenzione va riservata ai composti che possono generare contaminanti o precursori dei contaminanti che possono trascinarsi fino al trattamento fumi a valle della caldaia.
Condizionamento del syngas
Il gas di sintesi deve essere reso
disponibile alla caldaia in condizioni tale da assicurare le migliori
condizioni di combustione per minimizzare la produzione di inquinanti nei fumi
emessi in atmosfera.
Il gas combustibile di sintesi prodotto
dalla gassificazione è generalmente contaminato da almeno una parte dei
seguenti componenti:
1) Particolati solidi (ceneri e carbonella) che danno origine a problemi di erosione delle parti meccaniche del sistema e se non abbattuti devono essere filtrati a valle della combustione.
2) Metalli alcalini (composti di sodio e
potassio), responsabili di corrosioni ad alta temperatura e soprattutto della
formazione di scorie nel reattore e sulla grata in quanto riducono la
temperature di fusione della silice. Il tenore a cui gli alcali cominciano a
sviluppare la loro azione è di 200 ppm.
Gli alcali hanno due tipici intervalli di
temperatura : un primo trascurabile rilascio si ha sotto i 500°C per la
degradazione di composti organici, il rilascio principale si ha dalla
carbonella residuale oltre i 500°C.
Nella tabella seguente sono confrontati i
tenori di alcali in alcuni combustibili primari.
Concentrazione di alcali in alcuni combustibili (ppm)
| CARBONE | PNEUMATICI | LEGNO | RDF | PAGLIA | FANGO | |
| Sodio (Na) | 100-500 | 200-600 | 40 | 3,000-5000 | 100-5000 | 2000-3000 |
| Potassio (K) | 50-3,000 | 200-600 | 500 | 2,000-3,000 | 5,000-10,000 | 3000-5000 |
| Cloro (Cl) | ND | ND | ND | 3000-6000 | ND | 500-3000 |
Concentrazioni in ppm
3) Tar (composti da idrocarburi aromatici
di tipo catramoso) che causano l’intasamento dei filtri, risultano difficili da
bruciare e generano depositi all’interno dei condotti.
Esistono tre tipi di tar in funzione
della temperatura di formazione :
| TIPOLOGIA | RANGE DI FORMAZIONE | COMPOSTI PRINCIPALI |
| Primario | 400-600°C | Miscele ossigenate |
| Secondario | 600-800°C | Alchilfenoli –Eteri eterociclici |
| Terziario | 800-1000°C | Idrocarburi policiclici aromatici |
Il tar primario è un prodotto della
pirolisi . Quando il processo di gassificazione fa crescere la temperatura, i
prodotti primari sono termicamente decomposti generando una ridotta quantità di
composti secondari e terziari oltre a gas di sintesi. I prodotti terziari sono
i più stabili e si è visto che sono
direttamente collegati al contenuto di lignina. Nel gas di sintesi i composti
primari e terziari sono mutuamente esclusivi.
Una composizione indicativa dei tre tipi
di tar è riportata nella tabella sottostante

La tipologia del reattore è particolarmente importante nella produzione di tar. Il tipo downdraft è quello che in assoluto genera meno tar in quanto il gas di sintesi attraversa zone a temperatura crescente minimizzando il tar residuale.
Dai gascromatogrammi seguenti è possibile confrontare la riduzione di tar tra due diversi gassificatori a parità di combustibile primario.

Nella tabella seguente sono riportati i
tenori in tar nel caso di gassificatori downdraft con aria come agente gassificante.
Si può notare che già all’uscita della
flangia il gas combustibile ha un contenuto in tar inferiore a 5 mg/Nmc.

La prima operazione necessaria a
salvaguardare l’attrezzatura dall’erosione è la depolverazione del syngas
attraverso un banco di cicloni in parallelo detto multiciclone.
Il multiclone è una tecnica di
depolverazione centrifuga, sviluppata all’interno dell’apparato imprimendo un
moto circolare al gas tramite ingressi tangenziali o alette sagomate. Il
multiciclone non è in grado di ridurre le concentrazioni al camino al di sotto
dei limiti vigenti, non avendo praticamente efficacia nel campo delle granulometrie
più fini ma, ha il grande pregio di
alleggerire il carico sugli stadi successivi di trattamento ed abbatte la
temperatura al di sotto dei 500 °C.

L’efficienza cresce al crescere del
diametro delle particelle, della velocità radiale delle particelle (che trova
comunque un limite nella crescita delle perdite di carico) e al diminuire del
raggio dei cicloni.
Ai bassi costi di impianto e di gestione dovuti alla semplicità del
procedimento si associano basse efficienze ( < 80%) per polveri fini (< 5
μm), rischi di erosione ed intasamento per polveri adesive.
Oltre al pretrattamento ed alla rimozione
delle polveri grossolane (> 20-30 μm ) il multiciclone si presta alla rimozione
dei composti a base di metalli alcalini che nel syngas sono presenti in fase gassosa alle alte temperature, ma
condensano quando il gas combustibile sia raffreddato al disotto dei 500 – 600
°C. Diversi esperimenti hanno confermato che le concentrazioni di metalli
alcalini al disotto dei 500 – 600 °C rispettano in genere quelle raccomandate addirittura
per le turbine a gas arrivando a tenori di 0,1 ppm. Il raffreddamento del syngas
nei cicloni permette la loro condensazione e il conseguente trascinamento ad
opera del particolato solido, insieme al quale possono così essere rimossi.
I metalli pesanti subiscono nel multiciclone
un drastico abbattimento ad esclusione del mercurio che rimane in fase vapore.
La seconda operazione è il rapido
raffreddamento del gas (quenching). L’abbassamento della temperatura permette
di congelare lo stato metastabile del CO
in modo che la reazione di Boudouard non si inverta con la diminuzione
della temperatura ritrasformando il CO in CO2.
Questo raffreddamento avviene in uno
scrubber umido che fa precipitare anche
le polveri non trattenute dal ciclone e satura il gas di vapore.
La terza operazione è la rimozione dei tar. Si è visto che la presenza di tar
nel gas combustibile è una funzione complessa di diverse variabili:
-tipo
di reattore,
-tipo
di combustibile primario
-temperatura
di processo
La tabella seguente mostra come al variare della condizioni operative e del combustibile vari il contenuto in tar.

Le linee di intervento sono due:
a) attivazione del cracking catalitico già all’interno del reattore in modo che il gas combustibile in uscita sia privo di una significativa presenza di tar. Si è dimostrato che la dolomite, aggiunta al combustibile primario consente di raggiungere livelli di rimozione maggiori del 99% con temperature dell’ordine di 800 – 900 °C. La disattivazione del catalizzatore non pone generalmente problemi lavorando con dolomite, a parte una iniziale perdita di efficacia dovuta a depositi di carbone che comunque gassificano al crescere della temperatura riattivando le particelle di catalizzatore.
b) Trattamento del gas saturo proveniente dal raffreddamento. Per avere buoni rendimenti di cattura è necessario un alto livello di agglomerazione e coalescenza dei tar presenti assicurato della bassa temperatura e dall’uso del venturi-scrubber o dello scrubber ciclonico. A valle un demister centrifugo assicura l’abbattimento delle goccioline di tar.
Questi sistemi hanno una efficienza abbastanza elevata che associata alla riduzione primaria dovuta al particolare reattore, al cracking catalitico della dolomite rende l’effetto del tar marginale in questo impianto marginale. Nella tabella seguente è indicata l’efficienza dell’abbattimento.

Trattamenti degli effluenti gassosi
Rimozione
degli ossidi di azoto
Durante la gassificazione dal 50 all’80%
dell’azoto legato al combustibile primario è convertito in ammoniaca, durante
la successiva combustione, questo componente, miscelato al syngas, da luogo
alla produzione di inquinanti, in particolare NOx. Generalmente, i
contaminanti a base di azoto presenti nel combustibile sono in fase vapore e
riescono a passare attraverso i filtri a maniche terminali.
Per ridurre le emissioni di NOx
sono previsti interventi sull’organizzazione della combustione ed un
trattamento termico non catalitico sui gas di combustione (SNCR).
Tecniche
migliorative di combustione
Poiché l’ossidazione dell’azoto si
verifica con alte temperature ambientali in presenza di ossigeno gli interventi
per ridurre la formazione di NOx in camera di combustione modificano
l’interazione tra questi due agenti.
La combustione a più stadi (staging) distribuisce
l’afflusso di aria comburente lungo la fiamma in modo che l’eccesso d’aria
precursore della formazione di NOx si abbia solo in zone a bassa
temperatura e mantenendo comunque minimo questo eccesso d’aria.
La premiscelazione di gas ed aria nell’ugello appositamente disegnato rende uniforme e stabile la combustione, inoltre con l’iniezione di aria non preriscaldata si può ridurre la formazione di NOx riducendo la temperatura della fiamma.
Trattamento
termico non catalitico
La riduzione SNCR (Selective Non
Cathalytic Reduction) ha luogo alle alte temperature (950-1100°) necessarie ad
attivare la reazione di riduzione degli ossidi di azoto ad azoto atmosferico
quando un riducente viene iniettato nel flusso dei gas di combustione.
Il riducente in questione, ammoniaca od
urea in soluzione acquosa, viene immesso nella parte terminale della camera di
combustione attraverso alcuni ugelli di servizio.
Per temperature superiori a 1100°
l’efficienza del processo diminuisce ma con temperature inferiori a 950° si ha
un rilascio di ammoniaca non reagita (slip dell’ammoniaca).
Oltre alle temperature l’efficienza del
processo è legata al tempo di residenza della miscela ammoniacale nel campo di
temperatura idoneo: poiché in sede progettuale è arduo ubicare correttamente
gli ugelli nella stretta finestra utile è previsto un registro per la
disposizione spaziale degli stessi in modo da assicurare il rendimento ottimo.
La quantità di riducente viene calcolata
secondo il rapporto stechiometrico normalizzato (NSR) così definito:
Per l’ammoniaca
NSRammoniaca = (moli di reagente/moli di NOx)/0,5
Per l’urea
NSRurea = (moli di reagente/moli di NOx)/1
Una efficienza di rimozione del 70% richiede un NSR di circa 2.
Rimozione
dei composti acidi e sulfurei
Nei gas di combustione si può riscontrare la presenza di acidi
alogenidrici (HCl, HF), composti gassosi clorurati e sulfurei nonostante
l’impiego di dolomite come additivo di gassificazione.
L’assorbimento di questi composti si
realizza con un processo a secco dove il reagente solido Ca(OH)2
oppure NaHCO3 è iniettato
nel gas in una camera di reazione dove vengono assicurati la miscelazione e tempi ottimali.
Il flusso contenente il reagente in
surplus ed i prodotti di neutralizzazione transita nel filtro a maniche che fornisce
tempi di contatto supplementari prima di depositare la frazione solida.
L’efficienza del processo è influenzata dalla superficie specifica del solido, e quindi dal grado di polverizzazione ed intima miscelazione, dal rapporto stechiometrico tra la concentrazione del reagente e dell’inquinante, dall’umidità e dalla temperatura della camera.
Nel caso dell’idrossido di calcio, il
rapporto stechiometrico è di 1,5-2 con temperature ottimale di 140-150°C.
Per il carbonato di sodio le temperature
ottimali sono maggiori, 170-180 °C ma si può ridurre ad 1,1-1,3 il rapporto
stechiometrico.
Il raffreddamento dei gas di combustione fino
alla temperatura ottimale può essere ottenuto adiabaticamente iniettando acqua
nel reattore di neutralizzazione oppure variando l’isolamento dei tubi.
Finissaggio dell’effluente
Filtro
a maniche
La metodica più largamente sperimentata
che si presenta come la migliore tecnologia disponibile in grado di assicurare
elevate efficienze di rimozione per granulometrie fini (< 5µ) è il filtro a
maniche.
Il mezzo filtrante è costituito da fibre
artificiali, tessute e non, in grado di resistere alla temperatura di progetto
ed agli stress di pulizia: un elenco è nella tabella seguente.

La filtrazione avviene per impatto, deposito per diffusione, per effetto setaccio dovuto alle particelle già deposte e per l’intervento di forze elettrostatiche.

Il gas vettore deve avere una temperatura
superiore al punto di rugiada per evitare che la condensa intasi il filtri
oltre ad aggredire chimicamente anche la struttura ed il tessuto filtrante.
Il sistema è costituito da due comparti
normalmente operanti in parallelo, con il flusso gassoso uniformemente diviso
tra di essi. Ogni comparto ha la possibilità di essere escluso per la pulizia e
la sostituzione delle maniche. La pulizia avviene tramite l’iniezione in
controcorrente di aria compressa, comandata da un timer ed il dimensionamento
deve prevedere l’esclusione per alcune decine di secondi di ciascun comparto.
Il dimensionamento della superficie netta
filtrante è una funzione della velocità di filtrazione attraverso il mezzo (0,5-1,5 m/s) e della perdita di carico
dovuta al mezzo ed alla patina di polvere che si deposita sulla superficie (100-250 mmH2O)
La superficie lorda dipende dal numero di
scomparti e dal meccanismo di pulizia oltre che dalla superficie netta. Nel
nostro caso avendo una pulizia ad aria pulsata e due comparti la superficie
lorda è
SL = 3/ 2 SN
Il ventilatore è posizionato a monte del
camino e a valle di tutto il sistema.
Il filtro, dunque, lavora in depressione.
Letti
di adsorbimento
Nel caso in cui le diossine, i furani, il
mercurio, i composti organici volatili ed i cattivi odori non siano stati
abbattuti dagli altri sistemi è previsto l’inserimento di un dispositivo ad
adsorbimento.
L’adsorbimento è un fenomeno che consiste
nell’adesione e nella concentrazione di sostanze disciolte o aerodisperse a
ridosso della zona superficiale di un corpo.
Nella bonifica delle emissioni si sfrutta
questo processo facendo fluire l’aria da trattare attraverso un materiale
poroso; il materiale, detto adsorbente, è in grado di trattenere gli inquinanti
sulla sua superficie e permette così di ripulire il flusso dai contaminanti
volatili.
Sulla base della natura delle forze che
impegnano il materiale adsorbente e l’inquinante, cioè la sostanza adsorbita,
si possono distinguere l’adsorbimento chimico e quello fisico.
L’adsorbimento chimico non viene molto
utilizzato in quanto i legami chimici che si vengono ad instaurare tra sostanza
adsorbente e contaminante pregiudicano l’utilizzo continuativo del sistema: una
volta formatisi i legami bisogna necessariamente rimpiazzare la sostanza
adsorbente.
Nell’adsorbimento fisico, invece, la
molecola contaminante viene trattenuta sulla superficie del materiale
adsorbente da deboli forze elettrostatiche. In questo caso il materiale
adsorbente può essere facilmente riutilizzato dopo un processo di rigenerazione
che consiste in definitiva nella rimozione del contaminante.
In questi sistemi gli adsorbenti più
utilizzati sono quelli che permettono di attuare la rigenerazione e tra questi
il carbone attivo che è caratterizzato da una microporosità talmente elevata da
garantire uno sviluppo superficiale impressionante.
La superficie per unità di peso è quasi
sempre superiore a 500 metri quadrati per ogni grammo di materiale per cui le
sostanze in grado di legarsi sono quantitativamente molto elevate.
I sistemi di adsorbimento si impiegano
spesso per la rimozione dei composti organici e possono essere utilizzati
nell’ambito di un’ampia gamma di concentrazioni che varia da 10 ppm a circa
10000 ppm. Per quanto riguarda l’efficacia nell’abbattimento, un sistema ad
adsorbimento predisposto nel modo più appropriato è generalmente in grado di
rimuovere dal 95 al 98% dei contaminanti organici presenti nei fumi.
La configurazione dell’impianto è a letto
fisso con uno spessore di carbone attivo di 70
cm e due comparti in modo che
l’esclusione di uno ne permetta la rigenerazione con la sostituzione
dell’adsorbente.
Il dimensionamento deve rispettare i seguenti parametri.
| PARAMETRI | VALORI |
| Temperatura (°C) | 50 |
| Umidità rel. Gas (%) | 50 |
| Spessore adsorbente (m) | 0,5 |
| Velocità gas (m/s) | 0,3-0,5 |
| Tempo contatto (s) | 1 |
| Perdite carico (mmH2O/m) | 300-800 |
| Capacità (g/Kg) | 100-200 |
| Efficienza (%) | 90-99 |
E’ così
possibile stimare la periodicità della sostituzione e la volumetria più
conveniente
t = (WxS)/(ExRxC)
dove:
t =
tempo di vita (gg)
W = massa dell’adsorbente (Kg)
S = Capacità dell’adsorbente (mg/Kg)
E = efficienza del filtro (%)
R =
portata di gas (mc/min)
C = concentrazione contaminanti nel
gas (ppm)
L’adsorbimento avviene in una zona molto ristretta che attraversa tutto il letto e quando arriva alla fine il sistema si trova al cosiddetto break point che è rivelato da un aumento della temperatura nella parte terminale oltre che dall’aumento della concentrazione dei contaminanti nell’effluente in uscita.
