Ricerca & Sviluppo

   

ADNEX – Advanced Nitrogen EXtraction

IMPIANTO PILOTA ANEX

ADNEX consiste in un procedimento per l’estrazione dell’azoto contenuto, in forma ammoniacale, in digestati derivanti dalla fermentazione metanogenica, deiezioni zootecniche e fanghi di depurazione e il suo utilizzo energetico.

La sperimentazione per l’applicazione di questa nuova tecnologia ha richiesto diversi mesi di pratica ed è tuttora in corso.

Con questo progetto stiamo di fatto applicando conoscenza già consolidate (strippaggio dell’ammoniaca), adattandole ad una nuova tecnologia di trattamento delle matrici organiche.

Tale sperimentazione è stata condotta utilizzando un prototipo appositamente costruito.

Il prototipo, che simula ciò che avviene in un impianto di trattamento di materiali biologici in scala reale, ci ha permesso di definire tutti i parametri (temperatura, pH, tempo, volumi) necessari a garantire la più efficiente estrazione di ammoniaca.

Il prototipo consta in un reattore, che grazie a sonde e sensori necessari per misurare e regolare temperatura, pH e portata del gas di gorgogliamento, ci ha permesso di testare diverse combinazioni dei parametri di interesse.

L’innovazione vera e propria, e oggetto di nostri continui test, sono i trattamenti dell’ammoniaca post estrazione.

Le alternative considerate sono due:

–        Combustione;

–        Crackizzazione.

I criteri adottati per l’analisi e la valutazione dei trattamenti sono il recupero energetico e la produzione di inquinanti, nello specifico di NOX.

La prima ipotesi, la combustione, prevede che l’ammoniaca estratta sia iniettata direttamente in fiamma con il combustibile principale (metano e GPL) e diventi essa stessa un combustibile. Il recupero energetico può essere quantificato dalle calorie prodotte dalla combustione dell’ammoniaca, vale a dire, a parità di energia termica prodotta, dalla riduzione dei consumi di metano o glp.

La crackizzazione permette, ad alte temperature, di dissociare l’ammoniaca in azoto biatomico e idrogeno.L’azoto biatomico può essere liberato in atmosfera mentre l’idrogeno può diventare un combustibile.

Per questo motivo abbiamo valutato la possibilità di abbinare i due trattamenti, convogliando i gas in uscita dal crackizzatore nel bruciatore.

Il processo tuttavia richiede, per portare il gas alla temperatura di cracking, un grosso dispendio energetico.

Inoltre l’azoto biatomico deve necessariamente essere convogliato in fiamma con l’idrogeno da cui si è scisso, contribuendo alla formazione di NOX.

L’ultimo componente del prototipo è costituito da tre torri di gorgogliamento in serie. I gorgogliatori ci permettono di intrappolare i gas di scarico della combustione in una soluzione di assorbimento per NOX, in modo da poterli quantificare.

La quantificazione degli NOX è determinante per implementare la valutazione del processo.

Portare avanti la sperimentazione si rende necessario per perfezionare la tecnologia ed adattarla al meglio alle differenti necessità.

Sotto sezioni

 

Soluzioni impiantistiche